Anima Nuda2 (senza titolo e non)

Qualcosa di nuovo nel segno di quello che è già stato. Una continuazione, una crescita, un mutare rimanendo se stessi; come la vita: si cambia portandosi sulle spalle tutto il vissuto e tutto il presente. A 10 anni da Fotografie di Pensieri ecco Anima Nuda2, con lo stesso intento di allora: fotografare l`attimo così com`è, utilizzando come unico filtro l`anima

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Recensione

Voi ch’ascoltaste in rime sparse …1

Ma è una provocazione!” mi dico scorrendo le pagine di questa nuova “Anima nuda”: e che altro potrebbe essere uno scritto che recita “Vedo il silenzio, vivendo nel caos”?

È  la scelta di una ribellione cosciente  di fronte al vuoto di comunicazioni che si accatastano senza un piano, senza espressione, parole figlie rinnegate del senso, cui Brazir fa eco negando alle sue stesse risposte persino un titolo, la dignità di  un nome …

Ma forse è soltanto una mia impressione, perché può darsi che l’autore voglia intendere altro. Potrebbe essere piuttosto il caos coltivante in sé l’enigmatico silenzio, il sacro segno che può dare senso alle cose, al mondo. Il Mistero, con la maiuscola. Allora, “vedo il silenzio, vivendo nel caos” è correlabile a “dal letame nascono i fior” di De André. Vuol dire che non bisogna scoraggiarsi, sbigottirsi: dietro l’apparente insignificanza e confusione dello scorrere del tempo fa l’occhiolino una presenza che non bisogna violare scoprendola brutalmente, non sopporta sguardi intrusivi. Allora

Lasciai
ricordi
come orme;
restarono i profondi,
lasciando l'inutile
alle maree.

C’è probabilmente nel nostro una provocazione sì, anzi, una ribellione di fronte alla realtà che non si riesce a semplificare: quanto lo vorremmo, non è vero? Eppure complessa è, e tale rimane . Allora, se caos dev’essere, sia: in questa raccolta Brazir spesso abbandona anche le regole dell’haiku, non per sposarne altre, ma per astrarre da norme prefissate una comunicazione drammatica:

maschera bianca
labbra e occhi sbarrati
metamorfosi,

oppure per abbandonarsi alla semplicità del vivere, laddove la natura riprende il sopravvento e ninna il lettore:

bianca farfalla
sorvola impalpabile
giacinti viola.

Potremmo continuare, ma è invece opportuno lasciare ai lettori il compito di recettori e di dialoganti, a seconda della propria esperienza e dell’umore. Si può essere infatti disposti ad interpretare queste “rime sparse”  come canto quasi epico (raccolsi foglie per volare nel vento, autunno rosso)  o pianto racchiuso in sé, elegiaco (Momento lento: battito d’ali,  attimo perduto di malinconia”), come geometrie (lucciole sparse, indefiniti punti, disegni astratti), o come protesta (estraneo compagno, osservo il branco. Non cerco l'élite, né l'apatia: girerò le spalle, indifferente).

A ognuno il suo, ognuno scelga secondo la propria sensibilità.

 

Infine, mi incuriosisce quel suo accennare, quasi tra le righe, al tema religioso, come già nel primo Anima nuda. Questa volta, però, in qualche modo emerge  liberamente, in modo particolare nei momenti – e sono sei – in cui Fabio si stupisce di fronte al mistero del Natale. Qui, i registri sono vari, dalla meraviglia quasi fanciullesca di odo il frastuono in questa notte santa del tuo vagito, nel quale il “vagito”, che contraddice al “frastuono”, indica la presenza di un mistero oltre l’esperienza puramente umana, fisica, dei sensi, al

nuovo Natale
agonizzante mondo
mistero antico

 

dove il tema del mistero si stende nel tempo (mistero antico – nuovo Natale) su un mondo che sembrerebbe non aspettarsi più nulla. E invece, al mondo agonizzante la stella cometa indica la strada ed è un nuovo Natale. La fede è allora speranza di sentire il tuo pianto, quello del nudo re bambino che, nel tempo senza sosta

porta salvezza a chi lo ignora.

Mi sembrano parole degne per chiudere una riflessione non peregrina di Brazir, una sorta di contemplazione poetica oltre il tempo e lo spazio della quotidianità.

porta salvezza a chi lo ignora.

Mi sembrano parole degne per chiudere una riflessione non peregrina di Brazir, una sorta di contemplazione poetica oltre il tempo e lo spazio della quotidianità.

Enrico Maria Salati

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1 “Voi ch'ascoltaste in rime sparse il suono”: Francesco Petrarca, proemio al “Canzoniere”